mercoledì, luglio 15, 2009

Oggi l'Italia intera si stringe unita intorno al militare caduto combattendo in un paese straniero una guerra di cui ignorava il significato e che solo i Grande della Terra sanno davvero perchè si combatte.
Oggi in Italia un militare che mesi fa ha sparato uccidendo un ragazzo che si scazzottava si vede assegnare dalla Giustizia italiana 6 anni di carcere che, conti alla mano, in Italia si ridurranno forse ad uno effettivo di reclusione e a piangere c'è solo il padre della vittima che si vergogna di essere italiano.
Beh,caro padre,sò che servirà a poco ma a vergognarsi di essere italiano non sei solo tu...

domenica, luglio 12, 2009

LETTERA DI UN EX RESIDENTE DELL´AQUILA

Le ho contate, dovrebbero essere una ventina circa.
Almeno una ventina di persone, conoscenti e amici che sanno quello che è
accaduto alle 3:32 del 6 aprile, ma che nell´ultima settimana mi hanno
chiesto se fossi tornato all´Aquila per preparare gli esami.
Forse mi devo scusare con loro, perchè la mia risposta ha sistematicamente
destato un pò di imbarazzo:
"L´Aquila non esiste più"
"Ah già, scusami"
Ah già.
Ma è giustificabile.
Ormai le reti nazionali non parlano più del terremoto dell´Aquila,
troppo prese a parlare prima della crisi coniugale del premier,
poi della crisi economica ormai superata brillantemente dalla nostra
nazione,poi della pseudo-crisi dell´amministrazione siciliana,
poi delle quotidiane crisi di nervi di questo o quel politicante.
Queste sì che sono notizie.
E quelle rare volte che si parla ancora del terremoto dell´Aquila i toni
sono esaltanti,c´è chi lo definisce "il successo del governo",
chi parla del "miracolo del premier".
Si parla di ricostruzioni avvenute,di problemi risolti.

NON È VERO.

Le notizie riportate sono solo specchieti per le allodole,
azioni di facciata per mostrare un fantomatico intervento-lampo del governo.
La verità è tutt´altra.
La gente ormai da quasi due mesi vive in tenda, e lo fa sia negli afosissimi
pomeriggi dei giorni scorsi, sia nelle notti di vento e pioggia, come questa.
E quelli che sono negli alberghi sulla costa si godono ancora per poco il
sogno di una lunga e gratuita vacanza al mare, ormai in attesa (a giorni) di
essere messi alle porte in vista dell´inizio imminente della stagione balneare.
Di costruzioni per ora nemmeno l´ombra, perchè fino al G8 dell´Aquila si
deve lavorare per accogliere i rappresentanti delle più grandi nazioni del mondo.
A mandare avanti la baracca ci sono i volontari della Protezione Civile, i
volontari dei Vigili del Fuoco, i volontari delle varie Associazioni di
Pubblica Assistenza, che si spaccano la schiena per mantere vivibile la
condizione ma sempre più si lamentano della scarsa presenza dello Stato,
della scarsità di fondi (3.1 miliardi in 24 anni sono BRICIOLE), dei ritardi
nei lavori (ad ora, nessuna delle promesse fatte nelle subito successive al
terremoto è stata mantenuta).
E se si lamentano di ciò i volontari che dopo una settimana tornano nelle
loro tiepide case, come direbbe Primo Levi, pensate come possono stare le
persone che una casa dove tornare non ce l´hanno affatto, che non sanno più
cos´è la privacy, che sognano una doccia dignitosa.
Non mi sembra il quadro di un successo, questo.
Non mi sembra una situazione risolta.
Lo scopo di questa lettera è solo ricordare a tutti che non sentire più notizie
in tv non vuol dire che ora tutto sia tornato alla normalità.

RICORDATELO: L´EMERGENZA NON È FINITA.

lunedì, giugno 15, 2009

La musica continua, donidoni come i fratelli burkinabè ci insegnano, la vita continua, un pò meno donidoni come la società in cui viviamo vuole, ma si cerca di rallentare, di dominare e non di farsi dominare dal tempo.
Fine settimana passato splendidamente nella mia amata terra natìa in compagnia della sempre più matornia Nonna/Mamma Mimma, i miei zii sempre più persi nel loro Mondo e i miei cuginetti che ormai "etti" non sono più ed iniziamo ad assaporare l'odore acre ma delizioso della bagiana.
Stasera si suona e sabato via con un'altra esibisione, si accompagna la danza, espressione divina dell'uomo che inneggia Dio, qualunque esso sia e dovunque sia.
Aspettando il prossimo fine settimana e meno a breve aspettando l'Africa ci si immerge nuovamente nell'assurdo mondo del lavoro.

martedì, maggio 12, 2009

Soddisfazioni, queste misteriose e sempre più rare emozioni nella nostra vita,la domanda che ci si porge più spesso è dove trovarle, nel lavoro manco a parlarne,troppo schifo, spesso neanche nella propria famiglia, mogli/mariti troppo distratti,figli troppo viziati...ma allora dove si possono trovare queste soddisfazioni?
Beh io una l'ho trovata, anzi la sto trovando ogni tanto quando suono, tipo ieri sera che ero ai bassi, al kenkenì per esattezza, rilassato, Giovanni spara un solo, parte bene, poi si perde via, l'ho beccato subito, il mio orecchio si sta raffinando, stessa serata, ritmo nuovo, dopo un pò che ci provo capisco il giro della triade e con il mio kenkenì entro ed esco quando mi pare...che bello.

mercoledì, aprile 29, 2009

Il we del 1° Maggio che quest'anno cade proprio bene lo passerò a Livigno insieme a Stefano e le mogliettine, un pò di relax e soprattutto un pò di aria buona (anche se fredda) non guasta mai anche se un pò mi dispiace di non andare a suonare alla festa di domenica...
A parte tutto tra uno schifo e un altro sono tranquillo, è un periodo tranquillo, sono impegnato sempre con la musica e il Bedford che a vederlo non lo si riconosce più (dentro), grazie soprattutto alla mano d'oro di Romueldo che come sempre è il protagonista quando c'è da fare qualcosa di manuale!
Aspettando che arrivi la primavera mi godo questo periodo di buonumore anche in relazione al fatto che incredibilmente abbiamo già preso i biglietti niente poco di meno che per il Kenya!!!
Ebbene si...20 giorni in Kenya ci stanno proprio bene ad Agosto...si torna in Africa!
Il prossimo giro però ci vorrei andare per la musica però che devo dire...io senza il mare non ci sò stare mi sà che la mia meta sarà la Guinea che sposa bene mare e musica...vedremo!
Hakuna Matata.

giovedì, aprile 16, 2009

Ci sono periodi nella vita felici ed altri meno felici, questo periodo per me non è nè felice nè infelice, è un periodo così, passato tra alti e bassi ma sempre non troppo alti e neanche troppo bassi, apatico potrebbe essere il termine giusto per descrivere il mio stato d'animo, cerco di sollevare la situazione ma ogni volta sembra che non ci riesca, nonostante alcune cose siano volte al meglio non sembrano abbastanza.
Allora mi chiedo dopo aver provato alcune strade se queste non siano quelle corrette, se fossero altre le strade da seguire, non lo sò, non lo sò davvero, che confusione e che sconforto mi pervade talvolta.
Ci vorrebbe il coraggio di cambiare via, voltare pagina ma sembra tutto così difficile, forse perchè davero non la si conosce quella strada alternativa che esiste solo nella mia mente ma non ha nulla di concreto, non ha un nome e non si sa dove porti e neanche dove andare ad imboccarla.

lunedì, aprile 06, 2009

Un paio di settimane fa abbiamo in contrato la ragazza che ci ha portati in Senegal questo inverno,le abbiamo dato un paio di scatoloni (piccoli a dire il vero) per delle persone giù alle quali siamo rimasteparticolarmente legate, uno scatolone conteneva materiale informatico, l'altro dei vestiti per poppi e qualche maglia
per adulto...poca roba...quello che si poteva portare giù insomma.
Beh fatto stà che ieri sera intorno alle 23 ora italiana suona il cellulare di Romina, dall'altra parte una voce di donna che parlain francese, era la mamma di Khadi che ci ringraziava per il pacco...è stata una gradita sorpresa, questo significa cheal Mondo c'è ancora qualcuno con cui poter avere un rapporto sincero...chissà cosa hanno pensato delle foto che abbiamo messo dentro lo scatolone!!!

giovedì, marzo 26, 2009

H2O ACQUA IN BOCCA: VI ABBIAMO VENDUTO L'ACQUA di Rosaria Ruffini

Mentre nel paese imperversano discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica..
Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle
regole dell'economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale).
Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%.
Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'uomo è fatto per
il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.
L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato
per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Acqua in bocca.

domenica, gennaio 25, 2009

 
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Lascio la parola ai compagni di viaggio, questa è stata la mia Africa.

"Amici senegalesi, voi che spaventati vi difendevate dalle zanzare, ma inconsapevoli siete stati infettati da un virus ancora più letale, quello del sorriso, della gioia, della semplicità, della voglia di giocare.
Ora vi prego, non fatevi curare, cullatevi in questa dolce malattia, rimanete senegalesi e portate luce e colore in questi nostri luoghi grigi e scuri. Un passo di danza, un rullo di tamburo, un dolce canto, basta un piccolo gesto x cambiare in meglio la giornata".

"Ragazzi teniamo vivo questo senso di fratellanza e di voglia di espanderci perchè è un dono e non si compra al supermercato, e non ci arricchisce neanche come il migliore degli investimenti...però ci rende vivi ed in contatto con l'universo più lontano, che ha scelto potou per connetterci.....sta solo a noi restare vivi e non rimettere tutto nei ricordi di ...una piacevole vacanza".

"E' straordinariamente bello quello che abbiamo vissuto e scambiato in Senegal e ciò che continuiamo a sentire dentro di noi per quella che sembrava essere "solo" una vacanza ma che, invece, è stato un vero "viaggio" (fuori e dentro di noi), una scoperta di "terre nuove" (Mimmo, mi concedi il prestito della frase?) e di popoli, di culture e di modi diversi di vivere: è stato, per me, un affacciarmi ad un mondo che respira, che è vitale nonostante le difficoltà, generoso, che vive di rapporti umani semplici ma fondamentali... Sono felice di avervi conosciuto, tutti, e continuate a mancarmi molto perché quell'atmosfera che ho respirato in Africa, a Potou, è stata per me veramente unica, preziosa e, lasciatemelo dire, nuova, in un mondo dove tutto va di corsa, imperterrito, egoista, senza sorrisi.
E grazie allora ancora una volta per i vostri sorrisi, il vostro entusiasmo, la vostra unicità, il vostro "dare" in modo spontaneo e diretto, semplice ed indimenticabile... Ogni tanto mi tornano in mente gesti e situazioni che mi fanno tornare a sorridere e mi solleticano gioia.
Grazie a tutto lo staff di amici senegalesi ed africani, ci avete accolto con un abbraccio generoso ed allegro a dir poco commuovente.
Grazie a te, Barbara, per l'opportunità che ci hai regalato di vivere tutti insieme, come in una grande famiglia allargata e serena, sotto un tetto di paglia e di buonumore, colorato da stoffe ma anche da scambio di culture, di grande lavoro ed operosità di tutti.
Ed è straordinariamente bello che ora le nostre teste si stiano scervellando per creare altre occasioni d'incontro, nuovamente di scambio e di collaborazione... Abbiamo tolto un po' di calcare alle nostre menti ed ora sento l'energia vitale di tutti noi che si risveglia e vuole creare opportunità, inventare concretezza. Ed ecco allora la voglia di Valerio ed Ilaria di pensare in quale modo portare gli artisti e tutto lo staff in Italia per promuovere cultura, musica e danze, Vincenza che contatta banche, commerci equi e solidali per diffondere tecniche di piantagioni biodinamiche, io che parlo con un mio amico che lavora per Licia Colò per cercare di strappargli un invito degli artisti in trasmissione... Non lo so, in altre situazioni forse ci saremmo arresi fin da subito, ma sento forte la carica e la voglia in molti di noi di far qualcosa e mi dico che l'unica spiegazione è che siamo stati, come dire, "rivitalizzati" da questa Africa, madre di tutte le terre, origine di tutti i cammini... Chissà dove ci porterà... Ma credere in qualcosa, progettare un futuro, desiderare cambiamenti è senza dubbio trainante, ottimistico, è movimento, è speranza... Se poi ci fosse quell'entusiasmo che c'era nel progetto di Camarà di aprire un bar in Guinea, in cui già tutto era stato pensato, e fin nei minimi dettagli, in ogni particolare, che quasi ci pareva di sentire il profumo di caffè touba solleticarci il naso, di vedere i tavoli apparecchiati, di sedersi sulle sedie di bambù con la stessa travolgente energia che aveva lui nel descriverceli, beh...., allora sfonderemo i muri e ogni cavillo legislativo italiano, che ne dite???".

"Da parte dei fantastici maestri, delle allegre guide, del custode sognatore, dei meravigliosi bambini, del gattino viziato, degli abitanti di potou e soprattutto delle infaticabili cuoche:
GRAZIE PER ESSERVI FERMATI CON NOI AD ASCOLTARE IL RITMO DEL RESPIRO DELLA VITA.
CHE OGNI ISTANTE RESPIRATO IN SENEGAL VI ACCOMPAGNI NELLA VITA COME UN PUGNO DI SASSETTI COLORATI DA RACCOGLIERE SUL SENTIERO VERSO I VOSTRI SOGNI!".

mercoledì, dicembre 24, 2008

Alla fine sono arrivato al giorno prima della partenza, domani mattina l'aereo mi porterà in Africa, un viaggio pensato e voluto da parecchio tempo, c'è agitazione in casa, sembra tutto normale ma non è così, ogni tre pensieri uno è rivolto al viaggio, a quello che ci aspetta...chi lo sà!
Che dire, ora come ora non c'è null'altro che possa essere più importante di domani mattina quando lasceremo il continente europeo per quello africano.
Buon viaggio Cino e Kietta.

sabato, dicembre 06, 2008

Un video molto interessante riguardante la produzione della Misola, una farina molto nutriente che in Mali sta dando ottimi risultati per la lotta alla malnutrizione.

lunedì, dicembre 01, 2008

Pronti partenza via, primo giorno di lavoro, sempre abbastanza drammatico, nel senso che sei lì spaesato con persone che ti parlano di cose che non hai la pià pallida idea di cosa siano, che borbottano tra loro, cerchi di studiare la situazione, un poco alla volta però, inutile cercare di capire tutto subito, sarebbe uno spreco di energie.
Stamattina addirittura quando mi sono svegliato pensavo di essere in ritardo per il treno...ci vorrà ancora un pò di tempo prima che passi, tre anni sono tanti da dimenticare...

giovedì, novembre 27, 2008

Stamattina una mia collega imprecava che ieri sera ha tardato ad arrivare a casa perchè avevano chiuso la Metropolitana perchè un tipo s'è buttato sotto, alchè tutti gli altri intorno si sono uniti alle imprecazioni aggiungendone altre contro il suicidante ormai defunto, frasi del tipo "Ma uno che vuole ammazzarsi non lo può fare fuori dall'orario di punta?", oppure "Ma non poteva farlo in casa sua col gas?", che sta a vedere che quel poveraccio magari una casa manco ce l'ha. Boh senza farla troppo lunga io mi sono permesso di dire che nessuno si è chiesto quali ragione potressero avere spinto un uomo a farla finita in quel modo o meglio a farla finita e basta, quale disperazione fosse così grande da farlo privare del bene più importante che abbiamo, la vita. Niente da fare, hanno continuato ad imprecare, forse sono io che non capisco.

martedì, novembre 25, 2008

Siamo ad un mese esatto dalla partenza, iniziano i primi pensieri, le prime emozioni, i primi timori di quelli che come noi stanno per andare in un continente mai visto e sicuramente un pò fuori dai canali comuni.
Ogni tanto ne parliamo, facciamo pensieri di come sarà, di quello che succederà, pur sapendo che è tutto inutile perchè anche sforzandoci non potremmo mai capire come sarà, è troppo lontanto da ogni nostra immaginazione, è l'Africa.
Quindi non ci resta altro che aspettare, vivere questo mese giorno dopo giorno pensando al dono che ci regaleremo a Natale, un dono speciale che rimarrà per sempre nei nostri ricordi.

lunedì, novembre 24, 2008

La verità è che mi sento impotente e non riguarda la sfera sessuale no, quella non centra, mi sento impotente nei confronti di quello che succede fuori dalla sfera della mia vita e talvolta pure dentro quella (raramente fortunatamente).
Quando capita qualche fattacio penso sempre che si sarebbe potuto fare qualcosa per evitare l'accaduto ma alla fine mi rendo conto che materialmente non avrei potuto fare nulla e, peggio ancora, non ci sarebbero state alternative.
Alternativa, una parola che ultimamente mi sta mettendo addosso un'angoscia spaventosa, puoi vivere nel posto peggiore nel peggiore dei modi ma se non hai un'alternativa sei il peggio del peggio, senza una via di uscita.
Oggi come oggi sento che manca un'alternativa e non parlo di un'alternativa personale ma di un'alternativa globale, non c'è non esiste.

mercoledì, novembre 19, 2008

Io per capire se una persona era adatta a me ci stavo insieme, ci uscivo, cercavo di condividere momenti della vita, insomma tutto quello che si è sempre fatto da che mondo è mondo...ma ora...è da tempo che gira una pubblicità che se mandi un sms al 48277 con il tuo nome e quello della persona ti rispondono con una percentuale che indica l'affinità di coppia, insomma se ci devi stare con questa o se la devi mollare perchè non idonea a te.
Ma quanto tempo ho perso nella vita a cercare di capire quando sarebbe bastato un semplice sms ed il gioco era fatto!
Evviva la tecnologia!

lunedì, novembre 10, 2008

Ieri pomeriggio mentre tornavo a casa con mia moglie e mio suocero da una splendida giornata passata nel Monferrato sento alla radio il sindato della Capitale che parla della festa delle Forze Armate e di quanto questi ragazzi coraggiosi si sacrifichino per il bene della comunità.
Dunque, premettendo che non si può e non si DEVE fare di tutta un'erba un fascio (e scusate la parola fascio) riporto per correttezza l'articolo di oggi di Repubblica riguardo i fatti del G8 e della scuola Diaz.
A voi una riflessione sulle parole del Sindaco.



UNO STATO che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico. Una polizia che usa la forza non per impedire reati, ma per commetterne, non può essere considerata "forza dell'ordine". Fatti di questo genere distruggono la credibilità delle istituzioni più di tanti insuccessi dei poteri pubblici". Valerio Onida, giudice emerito della Corte Costituzionale. Sono parole che bisogna tenere a mente ora che il processo per le violenze della polizia nella scuola "Diaz", durante i giorni del G8 di Genova, è prossimo alla sentenza.

* * *

Il 21 luglio del 2001 è il giorno più tragico del G8 di Genova. È morto Carlo Giuliani in piazza Alimonda in una città distrutta dai black bloc ? che riescono inspiegabilmente a colpire indisturbati e a dileguarsi senza patemi. Per tutto il giorno, Genova è insanguinata dai pestaggi della polizia, dei carabinieri, dei "gruppi scelti" della guardia di finanza contro cittadini inermi, donne, ragazzi, anche anziani, spesso con le braccia alzate verso il cielo e sulla bocca un sorriso.

Ora, più o meno, è mezzanotte. Mark Covell, 33 anni, inglese, giornalista di Indymedia.uk, ozia davanti al cancello della scuola Diaz, diventato un dormitorio dopo che i campeggi sono stati abbandonati per la pioggia. Covell si accorge che la polizia sta "chiudendo" la strada. Avverte subito il pericolo. Estrae l'accredito stampa, lo mostra, lo agita. I poliziotti, che lo raggiungono per primi (sono della Celere, del VII nucleo antisommossa del Reparto Mobile di Roma), lo colpiscono con i "tonfa" o "telescopic baton", più che un manganello un'arma tradizionale delle arti marziali: rigido e non di caucciù, a forma di croce: "può uccidere", se ne vanta chi lo usa. Colpiscono Mark senza motivo. Come, senza ragione, un altro poliziotto con lo scudo lo schiaccia ? subito dopo ? contro il cancello mentre un altro, come un indemoniato, lo picchia alle costole. Gli gridano in inglese: "You are black bloc, we kill black bloc" ("Tu sei un black, noi ti uccidiamo").

Covell cade finalmente a terra. E' semisvenuto, in posizione fetale. Potrebbe bastare anche se fosse un incubo, ma per Mark il calvario non è ancora finito. Tutti i "celerini" che corrono verso la scuola lo colpiscono a terra con calci (il pestaggio di Covell è ripreso da una videocamera). Covell rimarrà, esanime, circondato dall'indifferenza, in quell'angolo di via Cesare Battisti, al quartiere di Albaro, per oltre venti minuti. Ha una grave emorragia interna, un polmone perforato, il polso spezzato, otto fratture alle costole, dieci denti in meno. Quando si sveglia in ospedale, viene arrestato per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, concorso in detenzione di arma da guerra e associazione a delinquere. (E' ancora aperta l'indagine per individuare i poliziotti che lo hanno quasi ucciso. L'accusa: tentato omicidio).

* * *

Distruggere. Annientare. E' con questo obiettivo che, dopo aver abbattuto con un blindato Magnum il cancello, le prime tre squadre del Reparto Mobile di Roma (trenta uomini) invadono, a testuggine, il pianoterra della scuola. Arnaldo Cestaro, "un vecchietto", è sulla destra dell'ingresso. Viene travolto. Lo gettano contro il muro. Lo picchiano con i "tonfa". Gli spezzano un braccio e una gamba. Ora ci sono urla e baccano. Nella palestra, ai piani superiori ragazzi e ragazze - anche chi si è già infilato nel sacco al pelo per dormire - comprendono che cosa sta accadendo.

Tutti raccolgono le loro cose, il bagaglio leggero che si portano dietro da giorni. Si sistemano con le spalle al muro; chi in ginocchio; chi in piedi; tutti con le braccia alzate in segno di resa; chi ha voglia di un'ultima "provocazione" mostra al più indice e medio a V. Daniel Mc Quillan, quando vede le divise, si alza in piedi e dice: "Noi siamo pacifici, niente violenza". "Come se fossero un branco di cani impazziti, sono su di lui in un istante e lo colpiscono, lo colpiscono, lo colpiscono?", dicono i testimoni. La furia dei celerini si scatena contro chiunque e dovunque, irragionevolmente, con furore (si vede uno che mena colpi con una specie di mazza da baseball).

Melanie Jonach racconterà di essere svenuta subito al primo colpo che la raggiunge alla testa. Gli altri, che vedono la bastonatura inflittale, ricordano i suoi occhi aperti ma incrociati, le contrazioni spastiche del corpo. Anche in queste condizioni, continuano a picchiarla e a prenderla a calci. Un ultimo calcio sbatte la sua testa contro un armadio: ora è "aperta" come un melone. Il comandante del VII nucleo, a quel punto, grida "Basta!". Raggiunge la ragazza. "La tocca con la punta dello stivale. Melanie non dà segni di vita e quello ordina che venga chiamata un'autoambulanza". (Melanie Jonach ci arriverà in codice rosso con una frattura cranica nella regione temporale sinistra).

Nicola Doherty ancora piange in aula mentre racconta: "Hanno cominciato a picchiarci immediatamente. C'era gente che piangeva e implorava i poliziotti di fermarsi. Anch'io piangevo e chiedevo che la smettessero. Uno mi è venuto vicino e con fare dolce mi ha detto "Poverina!" e mi ha colpito ancora. Sembrava che ci odiassero. Ho visto un poliziotto con un coltello in mano, bloccava le ragazze, i ragazzi e tagliava una ciocca di capelli con il coltello". Voleva il suo personale trofeo di guerra. Altri continuano a gridare, dopo aver picchiato duro: "Dì, che sei una merda". Mentre colpiscono gridano: "Frocio!", "Comunista!", "Volevate scherzare con la polizia?", "Nessuno sa che siamo qui e ora vi ammazziamo tutti!".

Lena Zulkhe, colpita alle spalle e alla testa, cade subito. Le danno calci alla schiena, alle gambe, tra le gambe. "Mentre picchiavano, ho avuto la sensazione che si divertissero". La trascinano per le scale afferrandola per i capelli e tenendola a faccia in giù. Continuano a picchiarla mentre cade. La rovesciano quasi di peso verso il pianoterra. "Non vedevo niente, soltanto macchie nere. Credo di essere per un attimo svenuta. Ricordo soltanto - ma quanto tempo era passato? - che sono stata gettata su altre due persone, non si sono mossi e io gli ho chiesto se erano vivi. Non hanno risposto, sono stata sdraiata sopra di loro e non riuscivo a muovermi e mi sono accorta che avevo sangue sulla faccia, il braccio destro era inclinato e non riuscivo a muoverlo mentre il sinistro si muoveva ma non ero più in grado di controllarlo. Avevo tantissima paura e pensavo che sicuramente mi avrebbero ammazzata".

Dei 93 ospiti della "Diaz" arrestati, 82 sono feriti, 63 ricoverati ospedale (tre, le prognosi riservate), 20 subiscono fratture ossee (alle mani e alle costole soprattutto, e poi alla mandibola, agli zigomi, al setto nasale, al cranio).

* * *

Che cosa ha provocato questa violenza rabbiosa e omicida? Come è stata possibile pensarla, organizzarla, realizzarla. Il 22 luglio, il portavoce del capo della polizia convoca una conferenza stampa e distribuisce un breve comunicato che vale la pena di ricordare per intero: "Anche a seguito di violenze commesse contro pattuglie della Polizia di Stato nella serata di ieri in via Cesare Battisti, si è deciso, previa informazione all'autorità giudiziaria, di procedere a perquisizione della scuola Diaz che ospitava numerosi giovani tra i quali quelli che avevano bersagliato le pattuglie con lancio di bottiglie e pietre. Nella scuola Diaz sono stati trovati 92 giovani, in gran parte di nazionalità straniera, dei quali 61 con evidenti e pregresse contusioni e ferite. In vari locali dello stabile sono stati sequestrati armi, oggetti da offesa ed altro materiale che ricollegano il gruppo dei giovani in questione ai disordini e alle violenze scatenate dai Black Bloc a Genova nei giorni 20 e 21. Tutti i 92 giovani sono stati tratti in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio e detenzione di bottiglie molotov. All'atto dell'irruzione uno degli occupanti ha colpito con un coltello un agente di Polizia che non ha riportato lesioni perché protetto da un corpetto. Tutti i feriti sono stati condotti per le cure in ospedali cittadini". Il portavoce mostra anche le due molotov che sarebbero state trovate nell'ingresso della scuola, "nella disponibilità degli occupanti".

* * *

Il processo di Genova ha dimostrato ragionevolmente (e spesso con la qualità della certezza) che nessuna delle circostanze descritte dal portavoce del capo della polizia (capo della polizia era all'epoca Gianni De Gennaro) corrisponde al vero. Quelle accuse sono false, quelle ragioni sono inventate di sana pianta. Si dice che l'assalto (la "perquisizione") fu organizzato dopo che un corteo di auto e blindati della polizia era stato, poco prima della mezzanotte, assalito in via Cesare Battisti con pietre, bottiglie e bastoni. Il processo ha dimostrato che non c'è stata nessuna pattuglia aggredita. Si dice che gli ospiti della Diaz fossero già feriti, quindi coinvolti negli scontri in città.

Nessuno dei 93 arrestati era ferito prima di essere bastonato dai "celerini". Poliziotti, comandanti, dirigenti hanno riferito che, mentre entravano nella scuola, c'è stata contro di loro una sassaiola e addirittura il lancio di un maglio spaccapietre. I filmati hanno dimostrato che non fu lanciata alcun sasso e nessun maglio. Il comandante del Reparto Mobile di Roma ha scritto in un verbale che ci fu una vigorosa resistenza da parte di "alcuni degli occupanti, armati di spranghe, bastoni e quant'altro". Assicura che nella scuola (entra tra i primi) sono stati "abbandonati a terra, numerosi e vari attrezzi atti ad offendere, tipo bastoni, catene e anche un grosso maglio".

Nella scuola non c'è stata alcuna colluttazione, nessuna resistenza, soltanto un pestaggio. Nessuno degli occupanti ha tentato di uccidere con una coltellata il poliziotto Massimo Nucera. Due perizie dei carabinieri del Ris hanno smentito che lo sbrego nel suo corpetto possa essere il frutto di una coltellata. Nella scuola non c'erano molotov. Come ha testimoniato il vicequestore che le ha sequestrate, quelle due molotov furono ritrovate da lui non nella scuola la notte del 22 luglio, ma sul lungomare di Corso Italia nel pomeriggio del giorno precedente. La prova falsa, manipolata, è stata inspiegabilmente distrutta, durante il processo, nella questura di Genova.

* * *

In settimana il tribunale deciderà delle responsabilità personali dei 29 imputati (poliziotti, dirigenti, comandanti, alti funzionari della polizia di Stato) accusati di falso ideologico, abuso di ufficio, arresto illegale e calunnia. Quel che qui conta dire è che la responsabilità non penale, ma tecnico-politica di chi, impotente a fronteggiare i black bloc, si è abbandonato (per vendetta? per frustrazione? con quali ordini e di chi?) a pestaggi ingiustificati e indiscriminati, non può e non deve essere liquidata da questa sentenza. Centinaia di agenti, sottufficiali, ufficiali, dirigenti di polizia, funzionari del Dipartimento di pubblica sicurezza hanno mentito durante le indagini e al processo.

E chi non ha mentito, ha negato, taciuto o dissimulato quel che ha visto e saputo. Dell'assalto alla "Diaz" non inquieta soltanto il massacro di 93 cittadini inermi diventati in una notte "criminali" a cui non si riconosce alcuna garanzia e diritto. Quel che angoscia è anche questo silenzio arrogante, l'omertà indecorosa che manipola prove; costruisce a tavolino colpevoli; nasconde le responsabilità; sfida, senza alcuna lealtà istituzionale, il potere destinato ad accertare i fatti. Le apprensioni di sette anni raddoppiano ora che, decreto dopo decreto, si fa avanti un "diritto di polizia". Il Paese ha bisogno di sapere se il giuramento alla Costituzione delle forze dell'ordine non sia una impudente finzione. Perché quel che è accaduto a Mark Covell e ai suoi 92 occasionali compagni di sventura rende chiaro, più di qualsiasi riflessione, come uno Stato che si presenta nelle vesti di sbirro e carnefice fa assai presto a diventare uno Stato criminale quando il dissidente, il non conforme, l'altro diventa un "nemico" da annientare

lunedì, novembre 03, 2008

Stamattina in stazione due ragazzini parlano, avranno 16 anni, la ragazza dice al ragazzo: "Oh ieri ho fatto una festa a casa mia, ho invitato un pò di gente, una mia amica mi ha chiesto se poteva portare gente, io le ho deto di si però al massimo devono avere 18 anni, e questa si prenta con tre tipi di 21 e 22 anni, alle 23 io volevo andare via ma questi "vecchietti" non ne volevano sapere...".
Ma quanto mi sono sentito vecchio?
Cioè io mi sento alla pari di uno di 22 anni e questa li chiama vecchietti?!?!?
Queste sono le cose che fanno davvero male pergiunta il linedì mattina mentre aspetti il treno per andare a lavorare...

martedì, ottobre 21, 2008

Ignonati e dintorni
















Un altro bel esempio di civiltà tutta made in Italy.
Io direi: "Vietato l'ingresso ai ciccioni e agli ignoranti regolari e non, pregiudicati e non".


venerdì, ottobre 17, 2008

Sto cazzengiando al lavoro, mancano 23 minuti alla partenza, vabbè stavo guardando un pò le offerte di lavoro in giro, beh ho letto un post su un blog di una cerca !Pinguina", dice così:

"...Ciao ragazzi, e si...a 23 anni...laureata con 4 selezioni per banche alle spalle, nessuna mi ha + contattato in seguito...non dico che vorrei già lavorare....ma almeno provare l'ebrezza di fare il secondo step di qualke selezione...nada!!!
sai che vi dico?? mi finisco qsta laurea magistrale e me ne vado dall'italia... qui a 25/26/27 anni gà si è fuori dal mondo del lavoro...non per scelta...ma per costrizione!
Inoltre, vi dico che solo qui in Italia le banche pretendono di selezionare eventuali candidati con i psico-attitudianali; in altri paesi contano le doti personali...chi tiene le palle va avanti!!! Ecco perchè il Paese fa skifo...la meritocrazie non esiste...e purtroppo qualkuno mi dice ti devi adeguare...allora io ho deciso di adeguarmi: cerco qualkuno a cui dare mazzatte per lavorare in banca!!!"

Questa è la gioventù moderna, a 23 anni si sente già fottuta poverina...a questo punto se le cose stanno così che ben venga una bella guerra a sistemare un pò le cose.